Sono settimane molto calde quelle appena trascorse, non solo per la situazione politica nel mondo sulla quale preferirei sorvolare almeno in questa sede, ma anche per diverse novità in ambito musicale. Nella fruizione della musica, per essere precisi.
Come previsto mesi fa, è ora certo che Google abbia implementato il suo servizio di cloud-music su sistema operativo Android. Elliot Van Buskirk riporta in questo articolo come l’azienda del motore di ricerca californiano abbia per sbaglio consetito l’accesso ad un blogger di Tech From 10 ad un aggiornamento di Android Market nel quale è compresa la nuova applicazione Android Music 3.0, soggetta in questi giorni a test privati prima del lancio.
Poche schermate hanno rivelato numerosi dettagli riguardo l’interfaccia grafica e di funzionamento pratico del servizio, che pare possa essere in grado di differenziare la riproduzione di contenuti cloud-based da quelli presenti “in locale”. Sarebbe in effetti possibile nascondere la musica caricata negli eventuali altri music locker di proprietà dell’utente o direttamente attraverso l’account di Google per evitare di dover pagare bollette salate, almeno per chi abbia contratti a traffico dati internet limitato.
Effettuare riproduzioni di contenuti attraverso reti che non siano Wi-Fi potrebbe essere economicamente impegnativo oltre che discontinuo in termini di velocità di connessione in qualche caso; ciò riporta a galla una questione che momentaneamente non tocca quasi nessuno così da vicino ma che rischia di diventare protagonista nei prossimi mesi come quella dei limiti di traffco imposti dagli operatori ai servizi cloud-based. A livello pratico, per i motivi preedentemente elencati, ci si troverebbe estremamente limitati quanto a numero di brani (o comunque di contenuti multimediali) da poter rirpodurre mensilmente. In questo senso, la funzione “Cache Music” viene incontro alle esigenze dell’utente aggirando solo parzialmente il problema e creando l’ennesimo caso di dubbio utilizzo dei contenuti. E’ infatti possibile riprodurre alcuni degli ultimi brani ascoltati attraverso la memorizzazione degli stessi in una memoria temporanea all’interno del dispositivo, anche senza disporre della rete internet: senz’altro indubbia la comodità, ma che dire rispetto alla copia che viene effettuata del file musicale? C’è una bella differenza tra uno streaming di dati continuo che occupa la cache in quantità evidentemente inferiori rispetto ad un download vero e proprio come in questo caso. Non è chiaro in quali termini sia possibile eventualmente acquistare i suddetti brani.







